Sono 388 le guerre e i conflitti armati nel mondo

I dati 2011 nel rapporto “Mercati di guerra” di Caritas Italiana, insieme a Famiglia Cristiana e Il Regno. Conflitti sono 18 in più rispetto al 2010. Il 2011 è l’anno col numero più elevato di guerre mai registrato dalla fine del II° conflitto mondiale

ROMA – Il rapporto “Mercati di guerra” è la quarta tappa di un percorso di ricerca sui conflitti dimenticati, avviato da nel 2001 da Caritas Italiana insieme a Famiglia Cristiana e Il Regno.Il rapporto è stato presentato a Roma mercoledì 14 novembre 2012 a Roma, presso la Domus Pacis.
Dalla ricerca emerge il ruolo centrale della dimensione economico-finanziaria nel determinare situazioni di tensione politica e di conflittualità armata, nell’ambito dello scacchiere internazionale e all’interno dei singoli stati. Viene anche fornita una mappatura aggiornata dei conflitti nel mondo, concentrandosi in particolare su alcuni casi-studio: Libia, Somalia, Afghanistan, Filippine, Colombia.

Le guerre nel mondo. Nel 2011 sono state rilevate dal Conflict Barometer (Università di Heidelberg), 20 guerre, in riferimento a 14 paesi. Si tratta in realtà della punta dell’iceberg, in quanto, nello stesso anno, sono 388 in totale tutte le situazioni di guerra e conflitto armato registrate. Le situazioni più letali sono pari a 38 (“war e limited war”). Altri 148 conflitti sono stati classificati nei termini di “violent crisis”. I rimanenti 202 conflitti si sono sviluppati senza mezzi violenti (87 “crisi non violente” e 115 “dispute”).
Il numero di guerre registrate nel 2011 non coincide con il numero di paesi in guerra, dato che in uno stesso paese possono essere presenti più fronti di guerra. Il caso più eclatante è quello del Sudan, dove nel corso del 2011 sono stati registrati 4 distinti fronti di guerra.
Rispetto a situazioni “vecchie” di conflitto armato, degenerate in guerre e vere e proprie, si registra la presenza di 3 nuovi conflitti avviati nel corso del 2011, inquadrabili all’interno della “primavera araba”, e localizzati nella regione maghrebina e medio-orientale: si tratta della guerra nello Yemen, in Libia e in Siria.
Dal 2010 al 2011 il numero totale di conflitti è passato da 370 a 388: 18 in più. Particolarmente significativo l’aumento nel numero di guerre: dai 6 casi del 2010 si è passati ai 20 casi del 2011. Un confronto storico con i dati in possesso dell’Heidelberg Institute, raccolti a partire dal 1945, dimostra che il 2011 è l’anno con il numero più elevato di guerre mai registrato dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sei guerre già registrate nel 2010 hanno mantenuto nel 2011 il medesimo livello di gravità: Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Somalia e Messico. Altre 14 situazioni di conflitto sono esplose ex novo o degenerate in guerre aperte.

Le cause. Afferma il rapporto: “L’assetto economico è sempre stato decisivo nel contribuire a determinare il grado di conflittualità delle relazioni internazionali, sia per via dei conflitti che riguardano l’accaparramento di risorse strategiche (petrolio, acqua, terra) sia per le acute tensioni che si possono generare nelle relazioni tra creditori e debitori, all’interno del mercato internazionale. Centrale appare a riguardo il tema delle risorse naturali ed energetiche. Negli ultimi anni, la disponibilità di risorse è divenuto diventa il fattore scatenante di nuovi conflitti internazionali e interni. I primi due beni primari ad essere colpiti da questi fattori di crisi sono acqua e cibo”.
Sono 145 le nazioni nel mondo che devono condividere le proprie risorse idriche con altri paesi e utilizzano bacini idrici internazionali (263 in tutto il mondo). Negli ultimi 50 anni, la condivisione forzata dei bacini ha prodotto 37 conflitti violenti. “Oltre 50 paesi nei prossimi anni potrebbero entrare in dispute violente sulla gestione di laghi, fiumi, dighe e acque sotterranee”.
Negli ultimi 5-6 anni, il prezzo reale del cibo è sostanzialmente raddoppiato. L’indice del prezzo mondiale del cibo, pari a 107 nel 1990, è aumentato progressivamente, fino a raggiungere nel febbraio 2011 la vetta di 209.3. A febbraio 2012, l’indice era ancora molto alto (195.2).

“Anche le materie prime energetiche hanno conosciuto vistosi incrementi. La crescita del prezzo reale del petrolio, cominciata attorno al 2003, ha toccato livelli che sono assai superiori a quelli - allora già ritenuti eccezionali - raggiunti in seguito agli shock petroliferi della seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso. Oggi il prezzo reale del petrolio è quasi il doppio rispetto al 1982, all’apice del secondo shock petrolifero, e supera di più del 150% il livello di inizio millennio”.
Secondo il Rapporto, la principale causa degli aumenti di prezzo risiede nella “finanziarizzazione del mercato delle commodities”, ossia nel ruolo giocato dagli speculatori e dai mercati finanziari mondiali nel plasmare le politiche fiscali delle potenze mondiali e, perciò, il panorama macroeconomico dentro al quale ogni economia è costretta a muoversi.
“Le conseguenze sui paesi a reddito basso e medio-basso delle evoluzioni dei prezzi sono state ovviamente negative. In particolare, la crisi alimentare esplosa nel 2008 e l’aumento del prezzo dei prodotti alimentari in tutto il mondo, hanno contribuito all’esplodere di vari conflitti, quali le primavere arabe e la guerra civile in Costa d’Avorio, e hanno provocato scontri e rivolte ad Haiti, in Camerun, Mauritania, Mozambico, Senegal, Uzbekistan, Yemen, Bolivia, Indonesia, Giordania, Cambogia, Cina, Vietnam, India e Pakistan”.

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Ultima modifica il Venerdì, 29 Marzo 2013 10:33

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