Le migrazioni forzate raggiungono i livelli più alti di sempre

In questi giorni l'UNHCR, l'Agenzia ONU per i rifugiati, ha pubblicato il rapporto annuale (Global Trends, in inglese) che traccia le migrazioni forzate nel mondo basandosi sui dati forniti dai governi. Ancora una volta si è registrato un nuovo record, con un significativo aumento delle migrazioni forzate nel mondo, che hanno toccato livelli mai raggiunti in precedenza e comportano sofferenze umane immense.

Secondo i dati ufficiali riportati dall'UNHCR, infatti, nel 2015 le persone costrette alla fuga sono state 65,3 milioni, rispetto ai 59,5 milioni dell'anno precedente. Il totale di 65,3 milioni comprende 3,2 milioni di persone che erano in attesa di decisione sulla loro richiesta d’asilo in paesi industrializzati a fine 2015, 21,3 milioni di rifugiati nel mondo e 40,8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all’interno dei confini del loro paese.

Il costante incremento delle migrazioni forzate è dovuta a diversi fattori: la maggiore durata delle crisi ormai divenute croniche in certi paesi (ad.es in Somalia o in Afghanistan dove la situzione di crisi dura da decenni); lo scoppio di nuovi conflitti o il riacutizzarsi di conflitti passati (il caso più eclatante è la Siria, ma negli ultimi cinque anni ciò si è verificato anche in Sud Sudan, Yemen, Burundi, Ucraina e Repubblica Centrafricana ecc.); la sempre crescente difficoltà con cui si riescono a trovare soluzioni per rifugiati e sfollati interni.

"Sempre più persone sono costrette a fuggire a causa di guerre e persecuzioni. Questo è di per sè preoccupante, ma anche i fattori che mettono a rischio i riugiati si stanno moltiplicando,“ ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati. “Un numero spaventoso di rifugiati e migranti muore in mare ogni anno; sulla terraferma, le persone che fuggono dalla guerra trovano la loro strada bloccata da confini chiusi. La politica in alcuni paesi gravita sempre più verso restrizioni nell’accesso alle procedure d’asilo. Oggi viene messa alla prova la volontà dei paesi di collaborare non solo per i rifugiati ma anche per l’interesse umano collettivo, e ciò che deve davvero prevalere è lo spirito di unità.”

Secondo il rapporto, tre soli paesi producono metà dei rifugiati del mondo: si tratta della Siria con 4,9 milioni di rifugiati, l’Afghanistan con 2,7 milioni e la Somalia con 1,1 milioni. Per quanto riguarda gli sfollati interni, la Colombia, con 6,9 milioni, è il paese con il più alto numero, seguita dalla Siria, con 6,6 milioni, e l’Iraq, con 4,4 milioni.

Gran parte dell’attenzione dell'opionione pubblica è stata catturata dalle difficoltà dell’Europa nella gestione del milione e oltre di rifugiati e migranti arrivati via mare dal Mediterraneo, tuttavia il rapporto dimostra come la grandissima parte dei rifugiati, il 90%, si trovi nei paesi adiacenti le zone di conflitto (Turchia, Libano, Repubblica Democratica del Congo ecc.).

Davvero impressionante il numero relativo ai bambini: secondo i dati raccolti dall’UNHCR, i bambini rappresentano il 51% dei rifugiati del mondo nel 2015 e molti di loro affrontano questi viaggi della speranza separati dai loro genitori.

Data la gravità delle situazioni di crisi nei paesi di provenienza, sono pochi (solo 200.000 circa) i rifugiati che hanno potuto tornare alle loro case. Ugualmente esiguo - e insignificante rispetto al numero totale dei rifugiati - è il numero di colo che hanno trovato situazioni stabili nei paesi ospitanti: infatti nel 2015 solo 107.100 rifugiati sono stati inseriti nei programmi di reinsediamento in atto in 30 paesi e solo poco più di 30.000 sono stati naturalizzati.

Si tratta con tutta evidenza di una quota assolutamente insufficiente che dimostra in modo drammatico come la comunità internazionale faccia molta fatica ad assumersi in concreto la responsablità di fornire una risposta globale ad una crisi globale. E' necessario e urgente che i Governi e le popolazioni si rendano conto di questo sta accadendo, andando al di là di pregiudizi e strumentalizzazioni che certo non contribuiscono a risolvere questa emergenza umanitaria. E' Per cercare di dare un contributo in questo senso che l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ha voluto lanciare una campagna di informazione con lo slogan  “Io non volevo partire - chi fugge dalle guerre ha bisogno di una mano”.

Ultima modifica il Lunedì, 04 Luglio 2016 12:55

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