Conferenza stampa di presentazione del progetto di recupero ex-bambini soldato in Sierra Leone

Nella Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini-soldato, giovedì 12 febbraio, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato sono stati presentati i dati di chiusura del progetto di recupero psico-sociale di ex-bambini soldato realizzato nel 2013-2014 in Sierra Leone dall'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) onlus e Dokita onlus.

Nel corso della mattinata è stato presentato il dossier, a firma di Lorenzo Rinelli – esperto di geopolitica e relazioni internazionali riguardanti i rapporti fra Africa ed Italia - che illustra e approfondisce i risultati ottenuti a seguito di tale esperienza. E’ stato anche annunciato il nuovo comune impegno in Congo, dove circa 6.000 sono i bambini sfruttati, reclutati nelle forze o nei gruppi armati.

"Non riuscire a sviluppare rapidamente un approccio bilanciato di recupero sociale in simili ambienti post-bellici ed in Sierra Leone in particolare - ha affermato Lorenzo Rinelli - significa cancellare e marginalizzare una generazione di giovani che hanno vissuto la guerra civile e che di conseguenza propensa a coinvolgimenti in nuovi conflitti ed atti di terrorismo. Si tratta di una generazione dunque, le cui ambizioni per un’istruzione scolastica adeguata e un reinserimento nel tessuto sociale effettivo ne fanno la base potenziale per una società globale democratica e pacifica".

Il progetto di recupero ex-bambini soldato in Sierra Leone, in collaborazione con il partner locale Caritas Makeni, è stato rivolto a giovani vittime del decennale (1991 - 2002) conflitto civile in Sierra Leone (in particolare a Makeni, Bombali District, Provincia Nord) fra cui ragazze e donne che hanno subito violenze sessuali, ragazze-madri, invalidi, ex-bambini soldato.

Presenti nel corso della mattinata alcuni rappresentanti delle Istituzioni italiane, tra cui: il vicepresidente del Senato, Sen. Linda Lanzillotta; il Presidente della Commissione Esteri del Senato, On. Pierferdinando Casini; Benedetto Della Vedova Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; il Sen.Giuseppe Francesco Marinello presidente Commissione Ambiente Senato; Jean Leonard Touadì, Consigliere Politico del Viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Lapo Pistelli.

Tra i rappresentanti delle organizzazioni promotrici: Michele Vigne, Vice Presidente Nazionale Vicario ANVCG; Pietro Nicolai, Presidente Dokita; Mario Grieco, Direttore Dokita, Lorenzo Rinelli, relatore ANVCG; Irene Tognella, relatore Dokita.
 
In apertura della conferenza la vicepresidente Sen.Lanzillotta ha sottolineato la gravità del problema dei bambini soldato nel mondo "I bambini sono utili alla guerra degli adulti: posso usare le armi, oggi sempre più leggere, essere facilmente indottrinati, ubbidiscono agli ordini e non vengono pagati. Sono innocenti e vengo privati di questa innocenza che sarà per sempre perduta".

L’onorevole Della Vedova ha sottolineato che l’Italia è da anni impegnata nel recupero degli ex bambini soldati e il ruolo fondamentale che in questo campo gioca la cooperazione internazionale: “lo sfruttamento dei bambini è tra i crimini più atroci, perchè oltre alla tragedia in sé costituisce un importante impedimento allo sviluppo, come sottrarre capitale umano nei paesi in cui questi bambini vengono strappati alle loro vite”.

Il Sen.Marinello ha parlato di "tragedia in cui la realtà supera la fantasia" e della necessità "di un’assunzione di responsabilità da parte della politica e delle istituzioni".

Sul ruolo della cooperazione internazionale è intervenuto Jean Leonard Touadì sottolineando l’emergenza nel Mediterraneo "un gigantesco cimitero a cielo aperto, un solco che deve essere riempito e la necessità di un cambio di passo nel considerare la cooperazione non un costo, ma un investimento in stabilità, pace e giustizia".

Nel suo intervento, il Vice Presidente Nazionale Vicario dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Onlus Michele Vigne ha dichiarato: "Siamo una gloriosa pagina di storia vivente che rappresenta e tutela ancora con le sue oltre 100 sedi periferiche nel territorio nazionale 120.000 tra mutilati e invalidi, grandi invalidi e vittime civili di guerra. Le nostre invalidità e le nostre mutilazioni sono motivo di grande dignità, orgoglio ed onore, un costante monito per tutti. In questo quadro, l’adempimento alle finalità statutarie non può ormai che avvenire seguendo un doppio binario di azione, che si svolge in Italia e nel mondo. Da questa volontà di aprirci al mondo è nata anche l’idea di sostenere il progetto di recupero psico-sociale e di riabilitazione di ex bambini soldato vittime del conflitto civile in Sierra Leone".

Le conclusioni a Mario Grieco, Direttore Dokita Onlus che ha mostrato i risultati del progetto ed è ritornato su quanto detto da Lanzillotta in apertura, sottolineando: "i bambini sono utili alle guerre degli adulti, ma inconsapevoli. Crescendo diventano sempre più consapevoli ed è per questo che è stato fondamentale il recupero psicologico di questi minori visto il trauma subito".

Registrazione della conferenza stampa (formato MP3 - 29.7 MB)

Descrizione dello scenario in Sierra Leone

La Sierra Leone soffre ancora oggi per le ferite lasciate da un tristemente famoso conflitto che l’ha insanguinata per undici anni dal 1991 al 2002. Da allora il Paese non é più stato in grado di risollevarsi né economicamente né socialmente. Questo conflitto si é lasciato alle spalle milioni di sfollati, migliaia di vittime e di mutilati e fa sì che ancora oggi il Paese si collochi in fondo alla lista dello sviluppo umano delle Nazioni Unite. Durante quei terribili anni, decine di migliaia di minori, anche in tenera età, furono arruolati nei ranghi dell’esercito e nelle file dei gruppi ribelli, obbligati a compiere atrocità verso parenti e amici per dimostrare la loro forza, migliaia di bambine e donne hanno subito abusi e violenze. La Sierra Leone divenne teatro di atroci violenze, uccisioni e violazioni di diritti umani in cui, spesso, gli attori coinvolti furono bambini e giovani (principalmente fra i 10 e i 19 anni di età). Si calcola, infatti, che il 60% dei combattenti erano bambini-soldato.

In seguito alla firma del Trattato di pace, alcuni di loro, grazie a programmi realizzati dalle agenzie ONU sono stati disarmati, smobilitati e reintegrati. Nonostante questi interventi, la maggioranza sia delle vittime che dei carnefici soffre ancora le pesanti conseguenze del conflitto: povertà economica, disabilità fisiche (diverse migliaia i casi di amputati durante il conflitto), disagio psico-sociale in quanto, pur essendo stati formalmente accolti dalla comunità sierraleonese, molti ex ribelli hanno deciso di non ritornare nei loro luoghi di origine dove avevano commesso la maggior parte dei crimini di cui si sono macchiati.

La città di Makeni, capoluogo della Provincia Nord della Sierra Leone, roccaforte dei ribelli durante la guerra civile, è una delle città che soffre più delle altre gli strascichi di questo conflitto. Molte famiglie, nonostante siano passati diversi anni, non sono ancora in grado di guarire dalle ferite della guerra o perché non riescono a far fronte economicamente ai loro bisogni interni o perché sono famiglie divise, monoparentali o che non riescono a riaccogliere al loro interno quei membri che si sono macchiati delle suddette atrocità. Moltissimi ex-minori hanno perso quasi dieci anni di scolarizzazione e ogni possibilità di riscatto sociale. Coloro che hanno subito menomazioni fisiche durante la guerra vedono le loro potenzialità di inserimento in realtà socio-economiche ancora più ridotte. 

Fra le prime realtà locali a offrire supporto e sostentamento alle vittime di guerra vi fu la Caritas diocesana di Makeni, con servizi di protezione di minori, istruzione, sensibilizzazione sanitaria soprattutto sul tema dell’HIV/AIDS (che ha avuto una diffusione crescente in seguito al conflitto), ricostruzione, assistenza a ragazze-madri, supporto socio-psicologico (mental health programme), acqua e igiene. Nel corso del 2013, DOKITA onlus e Caritas Makeni hanno collaborato nell’erogazione di servizi di assistenza e supporto a quei giovani che nella città di Makeni si trovano in una situazione di vulnerabilità fisica o sociale conseguente al conflitto. Molti di loro vivono per strada e in considerazione dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile, restano intrappolati in circuiti di criminalità.

Ultima modifica il Martedì, 17 Febbraio 2015 11:42

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